Un po’ più vicini


Nel giro di tre giorni, Juventus e Napoli si sono affrontate due volte. La prima, in campionato, nel match di domenica terminato 1-1 con reti di Khedira e Hamsik, in cui la Juve ha sofferto in maniera più evidente del solito; la seconda, ieri sera, nel ritorno della semifinale di Coppa Italia, dove il Napoli ha ottenuto una vittoria per 3-2, insufficiente tuttavia a rimontare la sconfitta subìta nel match del 28 febbraio a Torino per 3-1. Le due partite, ci hanno permesso di capire a che punto sia la crescita del Napoli di Sarri, e quanto sia realmente invincibile e inavvicinabile la Juventus dei 5 (quasi 6) scudetti consecutivi.

Cos’è successo nella partita di domenica
Partiamo dai fatti. Nella partita di domenica, la prima di Higuain al San Paolo, la Juventus è passata in vantaggio dopo pochi minuti con il gol di Khedira, abile prima a penetrare la difesa azzurra con un’incursione, poi a dialogare con Pjanic prima di battere a rete; il gol, segnato forse troppo presto, ha permesso ai bianconeri di impostare una partita prettamente difensiva, che con il passare dei minuti ha finito per rendere impossibile la risalita del campo e inevitabile l’assedio napoletano, che si è manifestato, nel primo tempo, in due occasioni per Hamsik (entrambe calciate in maniera imprecisa), una per Mertens (slalom concluso con un tiro debole), e una per Insigne (con il suo classico tiro a giro sul secondo palo). Nella ripresa il canovaccio non è cambiato, e il Napoli ha trovato infatti il gol del pareggio con Hamsik al 60′, dopo un triangolo con Mertens concluso con un tiro sotto la traversa, e ha spinto fino all’ultimo secondo per cercare di trovare quello che sarebbe stato un meritato gol del vantaggio, vista la prestazione maiuscola degli uomini di Sarri, contro una Juventus sofferente ma comunque lucida nel gestire un punto d’oro per la cavalcata verso il sesto scudetto consecutivo.

Cos’è successo ieri sera
Ieri sera, nel match di ritorno di coppa, i due allenatori hanno mischiato le carte in tavola con diversi cambi nell’undici iniziale, rispetto alla partita di domenica: Sarri ha dato fiducia a Milik e Zielinski, Allegri ha rispolverato Dybala dal primo minuto e Sturaro sull’esterno sinistro al posto di Mandzukic, con Higuain confermato al centro dell’attacco dopo la prestazione opaca di campionato.
I bianconeri si sono presentati molto più aggressivi, con un possesso più preciso e verticale, e un pressing più intenso sugli undici sarriani; questo cambio di atteggiamento ha portato al gol del grande ex, il “Pipita” (o “Pipa”, come ora viene chiamato a Torino) dopo 32 minuti di gioco, con un destro debole ma preciso da fuori area.
Il Napoli ha continuato ad attaccare a testa bassa alla ricerca di una qualificazione difficilissima, ed è riuscito a trovare la rete con Hamsik, con un preciso interno destro dal limite, prima che Higuain raddoppiasse il proprio bottino grazie a un intelligente assist di Cuadrado. e chiudesse quasi definitivamente il discorso semifinale per la Juve, nonostante il successivo errore di Neto per il 2-2 facile facile di Mertens e il gol di Insigne su assist di Callejon, inutili così come il forcing finale degli uomini di Sarri.

Cosa ci resta di queste due partite
Quello che emerge dalle due partite è sicuramente un Napoli meno distante dalla Juve, così come espresso da Sarri nelle parole post-gara. I partenopei hanno giocato due partite di ottimo livello dimostrando, oltre alla solita qualità di gioco nel palleggio e nel pressing, ormai tratti distintivi inconfondibili, una buona personalità che ha permesso di continuare a credere nella qualificazione anche quando oggettivamente irraggiungibile, e di giocarsela fino all’ultimo contro i pluricampioni d’Italia. D’altro canto, alcuni limiti sono ancora evidenti: la capacità di giocare in maniera differente così da fornire qualche alternativa alle solite giocate nello stretto e disinnescare i meccanismi delle difese avversarie, che hanno ormai studiato a fondo i pregi della manovra di Sarri e sanno come togliere pericolosità ai tagli di Callejon, alle imbucate di Insigne, ai triangoli tra Hamsik e Mertens, alle sovrapposizioni di Ghoulam e così via; inoltre, manca ancora una mentalità, un’abitudine a vincere, che possa permettere ai partenopei di azzannare la partita, di essere cinici e mordenti e di sfruttare a pieno tutte le opportunità nei novanta minuti. Quella che è, e risulta piuttosto scontato dirlo, la caratteristica più evidente della Juventus di Allegri. I bianconeri sono una squadra perfetta dal punto di vista mentale, in grado di gestire quando la partita lo richiede e lo permette, e di aggredire con intensità altissima quando necessario; i due approcci che abbiamo visto, in sostanza, nelle due gare col Napoli. Inoltre, Allegri ha plasmato una squadra capace di alternare diversi stili di gioco, in base alle caratteristiche dell’undici titolare e dell’avversario, senza risentirne a livello di risultati: possesso palla, pressing, difesa posizionale, verticalizzazioni improvvise, sono tutti strumenti interscambiabili per gli uomini del tecnico toscano.
Per queste ragioni, per la Juve è arrivato il momento di raccogliere quanto seminato: non ci si può più nascondere, questa squadra deve lottare per vincere su ogni fronte, e questo sembra essere l’anno decisivo: il Barcellona incombe, e questa Juve non può tirarsi indietro. Specialmente, se davanti ha uno che si chiama Gonzalo Higuaìn..

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