Quei bravi ragazzi

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Corriere dello Sport

Con il pareggio di oggi in casa con la Fiorentina, l’Atalanta ha raggiunto quota 52 in classifica eguagliando il proprio record di punti in Serie A con ben 11 giornate di anticipo e, in ragione di ciò, risulta piuttosto lapalissiano definirla come la migliore stagione della storia orobica.
Chiaramente, dietro un risultato così straordinario c’è molto più di un fortunato insieme di circostanze; esso è la manifestazione lampante di quando la progettualità possa portare a un giusto connubio tra risultati e estetica.

L’avvio stentato e la svolta
Eppure, la stagione dell’Atalanta non era partita con così buoni auspici.
Nelle prime 5 giornate, i bergamaschi avevano ottenuto appena 3 punti, frutto della vittoria con il Torino e ben quattro sconfitte con Lazio, Sampdoria, Cagliari e Palermo, e l’artefice di quello che sarebbe poi diventato un quasi “miracolo sportivo”, Gian Piero Gasperini, aveva già sentito la propria panchina traballare.
Il 26 settembre,alla sesta giornata, l’Atalanta va a Crotone per affrontare i calabresi, in un incontro dal sapore di dentro o fuori per l’allenatore e per il gruppo intero.
La reazione, inaspettatamente, è veemente e i nerazzurri vincono 3-1 con reti di Petagna, Kurtic e “Papu” Gomez e, da quel momento, la squadra non si ferma più: arrivano le vittorie di prestigio con Napoli, Inter e Roma, i pareggi con Fiorentina e Milan, e una lunga serie di risultati positivi che, in generale, permette di mantenere una media punti molto alta. Oggi, 5 marzo, l’Atalanta è ancora in lotta per un posto in Europa e la sensazione è che nulla sia o sia stato  frutto del caso; ma cosa c’è dietro questa oasi del calcio italiano?

Identità tattica e giovani
La società, da sempre molto attenta al settore giovanile, ha deciso di puntare a inizio stagione su Gian Piero Gasperini, allenatore dalle idee tattiche forti e precise e particolarmente abile nel gestire i giovani. Gasp ha insistito sin dalla prima giornata sul
3-4-3/3-4-1-2/3-4-2-1 e, nel corso dei mesi, ha dato fiducia prevalentemente a un gruppo di 13-14 giocatori: il muro Toloi-Caldara-Masiello nei tre di difesa, Spinazzola e Conti sulle fasce, Kessiè, Freuler e, successivamente, Cristante a centrocampo (nonché ovviamente Gagliardini prima che fosse ceduto all’Inter nel mercato di gennaio), Kurtic a muoversi da trequartista atipico intorno al duo “ignorante” Papu Gomez-Petagna, coppia di amici attaccanti che fa sfracelli sia nel campo di gioco che sui social, e alternative importanti dalla panchina come D’Alessandro e Paloschi.
L’allenatore nerazzurro è riuscito a rendere l’Atalanta una squadra capace di giocarsela a viso aperto con ogni squadra, anche più qualitativamente dotata, grazie a un gioco brillante e aggressivo: la marcatura praticamente sempre a uomo sugli avversari, qualunque sia il modulo da essi adottato; il pressing intenso; la manovra veloce e precisa sviluppata principalmente sulle fasce basata su combinazioni palla a terra , con triangolazioni e formazione di “rombi di impostazione” tra difensore, esterno di centrocampo, centrocampista centrale e punta.
Tutte queste caratteristiche hanno reso e rendono l’Atalanta non solo piacevole da vedere, ma anche tremendamente efficace: proprio con questi mezzi è riuscita ad imbrigliare le big del campionato, costringendole a giocare male, e ha “passeggiato” sopra avversarie di livello sulla carta simile o leggermente inferiore: Sassuolo, Genoa, Bologna e così via. Inoltre, proprio un impianto di gioco così brillante ha permesso ai giovani orobici di elevata qualità di emergere: basti pensare a Gagliardini, passato all’Inter proprio grazie alla crescita esponenziale avuta a Bergamo, Caldara, già promesso sposo della Juventus, Conti, nel mirino delle big italiane ed europee, Spinazzola, già di proprietà dei bianconeri; ognuno di loro ha visto questa stagione come quella della consacrazione nel calcio “vero”.
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Un gruppo unito e “ignorante”
Oltre ad avere un’identità chiarissima in campo, il gruppo atalantino è anche molto coeso al di fuori del rettangolo di gioco. In particolare, si è sviluppato un legame fortissimo tra “Papu” Gomez e Andrea Petagna, testimoniato dalle ormai quotidiane stories di Instagram da loro pubblicate e dalle loro ospitate ormai non più insolite in diversi programmi sportivi, ma anche con gli altri componenti più giovani del gruppo, come Conti, Spinazzola, Cristante, Caldara, Bastoni e così via. L’impressione che si ricava è di uno spogliatoio unito, in cui il gruppo prevale su ogni individualità, e quello che il campo mostra è la prova incontrovertibile.

 

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Sky Sport

Il futuro
Alla luce di quanto visto finora, è lecito aspettarsi un’Atalanta che fino l’ultimo minuto dell’ultima giornata battaglierà con le grandi per un posto in Europa, cercando di spezzare l’egemonia delle solite note del contesto calcistico italiano.
Negli ultimi anni abbiamo assistito già a qualche impresa del genere, come il Sassuolo dello scorso anno, e per questo sarà fondamentale non solo vedere come terminerà questa stagione, ma soprattutto comprendere come sarà programmata la prossima. Infatti, se vi fosse un totale smantellamento del gruppo attuale, con la cessione dei più importanti elementi, sarebbe difficile vedere anche il prossimo anno una squadra competitiva in Italia e in Europa. Se, viceversa, il progetto atalantino riuscisse a proseguire attraverso una crescita graduale, che passi attraverso la conferma totale dell’organico attuale e l’aggiunta di nuovi giovani promettenti e qualche elemento affermato, non sarebbe utopistico sperare di mantenere questo livello di prestazioni nel corso degli anni in maniera costante.
In ogni caso, quella nerazzurra è una delle più belle favole della storia recente del calcio italiano, soprattutto perché basata su giovani del nostro Paese, su un allenatore troppo spesso criticato ma sicuramente validissimo come Gasperini, su un’idea di calcio bella e sana; è soltanto attraverso progetti come questo, infatti, che il nostro calcio può sperare di risorgere dalle ceneri in cui versa da qualche anno a questa parte.

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