Paura di volare?

Real Madrid CF v SSC Napoli - UEFA Champions League Round of 16: First Leg
Fonte: Il Post-(Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Il giorno dopo una sconfitta è spesso ancor più doloroso della sera stessa. E questo ancor di più quando hai avuto la sensazione (seppur per pochi minuti) di poter davvero toccare il cielo con un dito.
Ieri sera il Napoli dopo 8 minuti era in vantaggio, nella tana dei più forti, il Santiago Bernabeu, contro gli attuali campioni d’Europa e del Mondo. Lorenzo Insigne, lo “scugnizzo” coi piedi fatati aveva trovato una magia delle sue per battere Keylor Navas e realizzare un vero e proprio sogno, per lui e tutta la città.
Eppure, dopo un inizio da favola, tutto è proseguito proprio come non doveva. Por què?
Dopo aver tenuto bene il campo per la prima metà della prima frazione di gioco, gli azzurri hanno a poco a poco iniziato a subire forte quella paura che solo uno stadio come il Bernabeu può incutere, che solo giocatori come Ronaldo, Mòdric, Kroos, Benzema, Sergio Ramos possono scatenare. Ed infatti, tutte le solite certezze di gioco abitualmente espresse dalla formazione di Sarri (possesso palla veloce e preciso, pressing alto e coordinato ecc.) sono via via scomparse col passare dei minuti, lasciando spazio letale a delle individualità dalle qualità spaventose come quelle galactiche. Il Real Madrid ha saputo sfruttare in pieno le paure del Napoli, attraverso una partita aggressiva e pulita,ben impostata da Zidane, sfruttando la superiorità tecnica per vincere tutti i duelli individuali principali. E così, dopo 10 minuti dal gol di Insigne, Carvajal ha disegnato una parabola di esterno sulla testa di Benzema, abile a trasformarla di testa in gol, e col passare del tempo il Napoli ha finito per ritrarsi spesso nella propria metà campo, sbagliando molti passaggi, quasi nascondendosi nel pressing, vittima del palleggio di Modric e Kroos, degli strappi veloci di Marcelo e Ronaldo, della personalità e intelligenza tattica di Sergio Ramos, finendo col subire nei primi minuti del secondo tempo (49′ e 54′) i decisivi quanto bellissimi gol di Kroos e Casemiro, che racchiudono tutte le difficoltà incontrate ieri sera. Eppure, criticare questo Napoli, come ha fatto apertamente De Laurentiis nell’intervista post-gara, riferendo di essere deluso per la mancanza di personalità e la sbagliata gestione dei giocatori di Sarri, è davvero follia. Il tecnico azzurro ha provato a combattere il gap tecnico con la solita identità di gioco ma non è bastato, perché in certe condizioni le gambe iniziano a tremare, la mente non è più lucida, la visione del campo e dei compagni si restringe. E no, non è questione di “cazzimma” come ha voluta definirla lui; è semplicemente la mancanza di abitudine a giocare a certi livelli, con avversari che non perdonano il minimo errore, che possono risolvere ogni partita con una giocata improvvisa, che hanno il carisma di chi ha giocato finali e vinto trofei. Il Napoli ci ha provato, ha impostato la sua solita partita vivace e offensiva ma in casa dei più forti può non bastare, caro Presidente, e può vedersi una squadra diversa dalla prassi; a poco a poco il divario è venuto fuori e la squadra ha manifestato un evidente timore, specialmente in alcuni componenti fondamentali. Eppure, è rimasta aggrappata alla qualificazione, ha avuto anzi addirittura due/tre occasioni per il 3-2 che avrebbe reso il ritorno ancora più aperto, ma anche Dries Mertens a volte può sbagliare davanti la porta, e non per questo si può criticare Sarri per l’averlo schierato centravanti, ruolo in cui ha letteralmente fatto sfracelli finora.
Bisogna saper accettare certe sconfitte, perché sono proprio queste partite a rendere la squadra sempre più matura e pronta per affrontare le insidie del calcio internazionale, in cui il livello è altissimo, il pressing asfissiante, la mentalità diversa da quella nostrana.
Il Napoli esce sconfitto dalla gara di andata, ma sicuramente non ridimensionato: la strada è quella giusta, perché il gioco partenopeo può mettere in difficoltà qualsiasi squadra (anche ieri sera, seppur la prestazione non sia stata delle migliori, ci sono state alcune occasioni in cui il Real ha sofferto); perché la squadra ha elementi ancora giovani che cresceranno ed impareranno ad affrontare i match di Champions (Zielinski, Hysay, Diawara, quest’ultimo tra i più positivi); perché la mentalità è quella di giocare un calcio offensivo, non speculativo, ed alla lunga questo non può che premiare anche e soprattutto nel contesto europeo.
La gara di ritorno, in un San Paolo pronto a diventare una bolgia, ci dirà se questo Napoli è già pronto per imporsi in Europa attraverso le prestazioni, o se è necessario ancora del tempo per abituarsi a questi livelli. Di sicuro, al momento è tra le realtà più belle del nostro Paese e non solo, e le critiche (ingiuste) dovranno essere ben assorbite dal gruppo e da un allenatore intelligente e preparato come Sarri, che saprà sicuramente toccare le corde giuste per risollevare moralmente l’ambiente. Come sempre, parlerà il campo.

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