“Accanimento mediatico?”

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Fonte immagine Repubblica

Negli ultimi due giorni si è diffusa la notizia riguardante la presunta polizza vita di 30mila euro (più un altra dell’importo di 3mila euro di alcuni mesi successivi) posta in beneficio  della sindaca di Roma, Virginia Raggi,  nel gennaio 2016 da parte di Salvatore Romeo, uno dei suoi tre uomini fidati (insieme a Daniele Frongia,  ex vice-sindaco dimissionario, delegato ora alle politiche giovanili e allo sport, e Raffaele Marra, capo del personale, arrestato per corruzione nel mese di dicembre 2016). Romeo è stato a capo della Segreteria politica della Raggi proprio fino al momento della condanna dell’amico e capo Marra, momento in cui ha deciso di dimettersi.
La vicenda della polizza sta destando sospetto e scalpore, soprattutto perché Romeo ha ricevuto l’incarico dalla Raggi pochi mesi dopo la stipulazione della polizza, ricevendo inoltre un cospicuo incremento del suo stipendio (circa il triplo di quello percepito precedentemente).
La Raggi si è difesa riferendo di non aver avuto conoscenza di tale polizza fino al 2 febbraio, quando ciò le è stato riferito durante l’interrogatorio in cui era chiamata a rispondere per l’accusa di falso e abuso d’ufficio (anche perché esse possono essere stipulate anche senza la sottoscrizione o la conoscenza del destinatario) e assicurando soprattutto di non aver percepito un solo euro derivante da essa.
Insospettisce tuttavia la causale correlata alla polizza, ovvero una relazione: non avendo Romeo compagna né figli, avrebbe deciso di porre in beneficio di persone da lui stimate una determinata quota di denaro; inoltre, le polizze stipulate dall’ex componente della giunta capitolina sono ben sette (anche se tutte da verificare ed analizzare), oltre alle due in favore della sindaca, di cui una a scadenza indefinita, e un’altra (quella di importo inferiore) a scadenza 2019, e per tale ragione bisognerebbe analizzare con cura l’insieme dei movimenti finanziari e delle disponibilità di Romeo per comprendere a pieno la vicenda.
In ogni caso, la Procura si è già pronunciata definendo prive di rilevanza penale le polizze vita in favore della Raggi, definite come semplici strumenti di investimento, in cui non è necessaria sottoscrizione del beneficiario;  in particolare poi, riguardo quella a scadenza definita, l’eventuale quota di denaro maturata può essere ritirata solo dall’investitore se questi è vivo, e dal beneficiario esclusivamente in caso di morte dello stipulante.
Il polverone scatenatosi in relazione a tale vicenda, seppur privo di conseguenze penali per la Raggi, ha turbato ancora una volta il suo governo di Roma e la sua credibilità (per la verità già piuttosto screditata dalle vicende relative a Raffaele Marra, e da altre sviluppatesi nel corso della sua amministrazione, di cui già diverse inerenti i rapporti con i suoi collaboratori).
Risulterebbe spontaneo chiedersi, a questo punto, se vi sia un effettivo accanimento mediatico nei confronti della giovane sindaca e della sua giunta, nonché più in generale del Movimento 5 Stelle. La risposta richiede una serie di considerazioni, che comunque andrebbero ancor più ampliate e analizzate, data la delicatezza della questione.
Il M5s ha da sempre portato avanti una politica di opposizione forte, aggressiva, volta a ricercare in ogni modo il comportamento da denunciare nell’avversario, all’insegna dell’ideale da sempre portato avanti dell’onestà. Questo ha permesso di ottenere un forte appoggio popolare, soprattutto in coloro che vedono negli attivisti del Movimento un tramite diretto per l’estirpazione di quei cancri inestinguibili del nostro Paese quali la corruzione, la menzogna, la demagogia e così via, nonché per riprendere un ruolo fondamentale nella democrazia nostrana; e sicuramente sono state molte le iniziative positive dei 5 Stelle, che hanno favorito le piccole e medio-imprese, lo sviluppo della legge sui reati ambientali, la nascita di fondi per i coltivatori e altre che hanno, nel piccolo e non solo, permesso di migliorare diverse situazioni a carattere nazionale. Inoltre, essi hanno sicuramente permesso il riaprirsi di un vero confronto politico tra le diverse fazioni, che negli anni precedenti era via via quasi scomparso per via della nascita di coalizioni e governi di “larghe intese”, in cui non vi era quasi nessun interesse perseguito oltre quello personale, ed è quindi sicuramente un merito da dare ai grillini quello dell’aver dato vita ad un moto di rivolta, di stravolgimento, di protesta rispetto al contesto politico precedente, anche per la loro peculiarità di permettere, tramite il blog di Grillo, ad ogni membro di ambire, potenzialmente, ad un posto di spessore politico.
Tuttavia, una volta ottenuto un forte consenso popolare (con risultati elettorali talvolta schiaccianti, come nelle ultime elezioni comunali, quelle che hanno condotto la Raggi in Campidoglio) col tempo anche per i 5 Stelle è arrivato l’onore-onere di governare, dopo tanta opposizione, scoprendo le insidie che vi si celano dietro.
Così il Movimento ha scoperto che sono tanti i fattori di cui tenere conto, e l’onestà da sola non può di certo bastare: servono competenza, conoscenza, malleabilità, capacità di compromesso e innumerevoli altre qualità indispensabili per riuscire a tenere testa alle difficoltà quotidiane. Roma è l’esempio più lampante: la Raggi sembra essere (se uscirà indenne dalle accuse) una cittadina integra e onesta, ma ha pagato finora molte scelte sbagliate frutto di inesperienza e, in certi casi, incompetenza, ad agire in un contesto difficile come quello capitolino. La scelta di collaboratori poco affidabili (come nel caso Marra), è la prova, probabilmente, di un vistoso problema dei 5 Stelle: la necessità di farsi assistere, nell’iter governativo, da altri soggetti che possano compensare la carenza di competenza nei più svariati ambiti, da quello economico-finanziario a quello delle infrastrutture, passando per quello della criminalità, e così via.
Risulta chiaro, dunque, che i 5 Stelle stanno affrontando i problemi comuni del governare, imparando quanto sia difficile stare dall’altra parte; basti pensare che, fino all’ultima modifica del regolamento, l’avviso di garanzia  (l’informazione rivolta al soggetto per avvertire dell’inizio di indagini sul suo conto) era considerato dai grillini un motivo di espulsione immediata dal Movimento, pur essendo un semplice avvertimento e non una condanna.
Forse è proprio questo il motivo della sovraesposizione mediatica cui adesso sono sottoposti: i 5 Stelle all’opposizione “sbraitavano” per le dimissioni dell’avversario indagato,per  l’eliminazione di chiunque avesse commesso il minimo errore ed oggi, che sono spesso essi stessi a commetterne, si ritrovano con le spalle al muro a dover riflettere su come modificare un atteggiamento da “paladini della giustizia” non adatto a un contesto politico così complicato come quello italiano.
Dunque, “l’accanimento mediatico” verso i grillini è sicuramente presente, un po’ perché la grande stampa ha forse differenti simpatie ed influenze politiche e da queste si lascia condizionare, un po’ perché i 5 Stelle al Governo stanno commettendo molti (forse non tutti) gli errori commessi da coloro che precedentemente loro stessi hanno criticato, e probabilmente proprio alla luce di ciò ogni situazione viene analizzata e puntualizzata meticolosamente pur di render loro palese la realtà delle cose: per raggiungere grandi risultati politici non basta gridare “Onestà!” e puntare il dito contro il nemico, serve il patto, la razionalità, la lucidità nel saper resistere ai tranelli degli innumerevoli detrattori, serve calma e sangue freddo.
Il tempo è ancora dalla loro parte, ma opportunità grandi come quella di Roma non sempre si ripresentano; presto sapremo dire se realmente possa il Movimento 5 Stelle innovare il nostro universo politico, o se scivolerà via via nel baratro, nelle sabbie mobili che ormai bloccano chiunque si avvicini a quel mondo.

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