Ciò che resta dell’Italicum

Il 25 Gennaio 2017 la Corte Costituzionale ha finalmente emesso il verdetto sulla Legge Elettorale c.d. “Italicum”, battezzata dal governo Renzi e sottoposta a revisione dopo le note accuse di incostituzionalità rivolte verso molte sue componenti fondamentali.
La Consulta ha così analizzato punto per punto (in tempi anche piuttosto lunghi) l’Italicum, pervenendo ad un giudizio che ne elimina alcune parti distintive, conservandone però altri tratti; è il caso dunque di scendere nello specifico.
La Corte ha bocciato la caratteristica probabilmente più importante della Legge, il ballottaggio: esso avrebbe dovuto tenersi tra i due partiti più votati nel primo turno elettorale (senza che nessuno raggiungesse però il 40%), due settimane dopo la prima votazione, per assegnare una maggioranza assoluta dei seggi della Camera; questo elemento fondante, dunque, scompare.
Resta invece un altro tratto molto importante, quello del premio di maggioranza: infatti, la lista (o il partito) che otterrà almeno il 40% di voti , riceverà 340 seggi su 617 (vengono esclusi quelli riservati alla Valle d’Aosta e ai 12 deputati esteri), ovvero il 55% dei seggi disponibili.
Vengono conservati anche altri punti, seppur meno importanti, appartenenti all’Italicum: la soglia di sbarramento al 3% (ovvero le liste che otterranno meno di questo valore percentuale di voti non saranno considerate nella ripartizione dei seggi), i capilista bloccati (ovvero i capilista saranno i primi della lista ad ottenere un seggio, mentre dal secondo eletto in poi sarà possibile utilizzare un sistema di preferenze), la parità di quote per i sessi  (nessuno dei due potrà essere rappresentato per oltre il 50%, discorso valido anche per i capilista, mentre nel sistema preferenziale è obbligatorio votare per due candidati di sesso diverso), l’esclusione del proporzionale per la Val d’Aosta e le province di Trento e Bolzano, dove si voterà invece in 9 collegi uninominali (8 per il Trentino, 1 per la Val d’Aosta), circoscrizioni più piccole ( 100 collegi in media da 600mila abitanti, in cui saranno presentate mini-liste da 6 candidati medi).
L’unica modifica sul testo dell’Italicum, degna di nota insieme al ballottaggio, è quella delle candidature plurime per i capilista: ognuno potrà essere inserito in lista in più di un collegio elettorale, fino ad un massimo di 10; tuttavia, viene bocciata la proposta di far scegliere all’eletto, nel caso di vittoria in più collegi, in quale risultare eletto, interverrà invece il sorteggio.
La legge così modificata (c.d. Consultellum), che ci ha condotto da un sistema maggioritario a uno di nuovo proporzionale, ha valore immediato, e può essere da subito teatro delle più aspre battaglie politiche tra le varie fazioni partitiche del nostro Paese.
Infatti, sono differenti i modi di vedere dei leader dei maggiori partiti: il Movimento 5 Stelle è pronto a scendere subito nel campo elettorale tenendo ben fisso l’obiettivo del 40%, forte di un appoggio popolare che rende Grillo sicuro di non voler stringere alcuna alleanza; il Pd, con Renzi che ha visto smantellato l’assetto originario della sua legge, è  invece frantumato in diversi linee di pensiero, quella dello stesso ex Premier, quella di d’Alema, di Rosato, capogruppo del Pd, e così via: la scissione è forte, frutto delle conseguenze di quel 4 dicembre, vero e proprio spartiacque per il Partito, destinato ad avere effetti ancor più decisi nel futuro che porterà alle elezioni; a destra invece, il pallino della partita è diviso tra Salvini, pronto a proseguire nella sua strada anti-establishment sulla falsa riga di  quell’ondata che ha portato alla vittoria di Trump negli Usa e che sta modificando tutto l’assetto politico europeo-internazionale, e Berlusconi, deciso nel riscendere in campo e tentare di contrastare l’avanzata degli avversari ma meno deciso nel ricorrere al voto in tempi brevi, definendosi infatti contrario alla riscrittura della legge elettorale ad opera di un organo giurisdizionale e non legislativo.
Vedremo, dunque, in quale maniera si evolverà la situazione politica italiana, che sembra essere pronta a vivere un momento di profondi rivolgimenti.

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